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Menù S. Ambrogio Martire
Secondo il racconto della sua passione, S. Ambrogio è stato decapitato a Ferentino il 16 Agosto, probabilmente dell’anno 304.
Il suo corpo, dopo una prima sepoltura di circa cinque secoli nelle cripte sottostanti la Chiesa di S. Agata, nell’800, all’arrivo dei Saraceni, per maggiore sicurezza fu portato dentro le mura nella Chiesa di S. Maria Maggiore.
Vi stette per oltre trecento anni, finchè il 29 Dicembre 1108 il Vescovo Agostino lo volle trasferire sull’Acropoli, nella rinnovata Chiesa Cattedrale dedicata ai Santi Giovanni e Paolo, deponendolo nel nuovo e bel sepolcro ricavato nella navata centrale sotto l’altare maggiore.
Qualche secolo più tardi, però, probabilmente nel 1397, la comunità di Ferentino volle impreziosire maggiormente il suo sepolcro e gli dedicò addirittura una cappella in fondo alla navata destra della chiesa.
Qui il corpo è rimasto fino al 1904, quando dopo i lavori di restauro della Basilica, nella stessa ricorrenza del 29 dicembre il Vescovo Domenico Bianconi ( 1897-1922 ) lo ricompose nuovamente nella navata centrale sotto l’antico ciborio, dove attualmente lo vediamo.
La devozione a S. Ambrogio lungo il corso dei secoli non si è mai affievolita.
La Comunità cristiana di Ferentino ha sempre celebrato il 16 Agosto di ogni anno l’anniversario del suo martirio, come è riportato negli antichi calendari liturgici.
Anzi il suo culto è andato sempre più aumentando, soprattutto da quando, dopo aver legato con fierezza il suo nome a quello della città, ne è diventato l’emblema e il patrono.
Nell’invocazione di Ambrogio si aprono le sedute consiliari, alla sua sicura intercessione si affidano le sorti della città nei momenti più brutti della storia ed al grido del suo nome i nostri soldati sanno trovare la forza per scrollarsi di dosso le prepotenze del nemico.
L’11 agosto del 1397 il Papa Bonifacio IX concesse il privilegio dell’Indulgenza Plenaria a chi facesse visita al suo sepolcro il 15 ed il 16 Agosto di ogni anno, giorno del suo martirio.
La Confraternita dello Spirito Santo fin dalle sue origini si assunse l’onere del mantenimento della cappella dedicata al Santo, provvedendola dell’olio della lampada per tutto l’anno e incaricandosi di ogni lavoro di abbellimento e di restauro.
Nel 1639 i canonici del Capitolo Cattedrale, depositari e custodi delle sacre reliquie, ottennero dal Vescovo Ennio Filonardi il permesso di aprire il sepolcro del Martire, conservato sotto l’altare della sua cappella, per poterne constatare lo stato di conservazione e disporlo in un modo più visibile per la venerazione dei fedeli.
Quel 27 aprile era di Mercoledì.
Dinanzi al crescente interesse dei fedeli, subitamente accorsi, dei Magistrati e del Clero locale, il Vescovo propose una solenne processione con le sacre reliquie ritrovate per la Domenica successiva, che in qull’anno capitava il 1° Maggio.
Fu la prima di una lunga serie, che puntualmente si è ripetuta per 350 anni fino a noi.
Per nessun motivo, mai si è interrotta.
Nemmeno nell’ormai lontano 1944, anno di guerra, quando S. Ambrogio non poté uscire nel suo calendimaggio e quel mese fu troppo fu funesto per i massacranti bombardamenti sulla nostra città.
Il nostro Santo aspettò che i suoi giovani tornassero, anche se in stato pietoso, dalla guerra.
Ed il 14 Ottobre di quell’anno, nello scialbo scenario di un mattino d’autunno, sant’Ambrogio, lo ricordo bene, fu accompagnato ugualmente tra le nostre strade: vide tante macerie, più lacrime che sassi e donne vestite di nero, che gridavano la loro rabbia disperata.
Solo Ambrogio conosce la nostra vera storia, perché ci ha accompagnato sempre lungo i secoli.
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